Il termine secretus, da cui deriva secretarius, allude alla riservatezza del segretario, custode di segreti, ma anche a ciò che è segreto e nascosto in sé. In assoluta discrezione, il segretario esercita un “potere del linguaggio”, in modo segreto e occulto. Il nostro sguardo non si rivolge dunque ai letterati già ampiamente studiati, ma a quei “tecnici del linguaggio” che, anch’essi dotati di “forza linguistica”, esercitavano nell’ombra un potere sulla lingua – e quindi un potere attraverso la lingua.
Nell’ambito del bando italo-franco-tedesco (Deutsche Forschungsgemeinschaft – Fondation Maison des Sciences de l’Homme – Villa Vigoni)
Coordinamento
Prof. Armand Jamme, Institut des Sciences de l’Homme (ISH CNRS), Lyon; Dr. Jessika Nowak, Bergische Universität Wuppertal; Prof. Francesco Senatore, Università degli Studi di Napoli Federico II


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